Wednesday, August 26, 2015

Un Intervista Con Andrea Gori: Sommelier Informatico d'Italia #Italy

The Wining Hour Parla con Andrea Gori


Andrea Gori è un sommelier. Tuttavia, egli non è un qualsiasi sommelier.  Andrea Gori è una delle figure più influente nel mondo del vino.  In realtà, egli è elencato tra le migliori venti influenti figure per quanto riguarda il vino sul web, è delle 3 in Italia e ha il canale più visto del vino in Italia.

C'è più.  Andrea Gori è anche un oste, giornalista, scrittore, curatore, professore, Organizzatore e Fondatore dell'evento God Save The Wine, membro della Fondazione di Italiana Sommelier, blogger (creatore di Dissapore e Intavino) e molto, molto di più, come questo è lontano da un elenco esaustivo.  Per ulteriori informazioni su questo individuo sfaccettato (multiforme), ho deciso di intervistarlo. Nostra intervista, che era più di una conversazione amichevole, intima, ha avuto luogo presso il suo ristorante di famiglia, Trattoria Da Burde, dove è anche, naturalmente, il sommelier. Abbiamo parlato in modo informale, e la maggior parte di ciò che abbiamo discusso, circondato le seguenti domande.  Qui è una trascrizione della nostra conversazione:  

TWH:  Quando é iniziato il tuo interessarsi di vino? E come questo interesse si è evoluto?

AG:  E’ iniziato “in famiglia”. Sono la quarta generazione di osti in Firenze e come tutte le aziende famigliari hanno i loro problemi ai cambi generazionali, non sempre la generazione precedente ti lascia spazio. Per cui quando mi sono trovato a pensare di cominciare a lavorare da Burde ho scelto il vino perché era un ruolo “libero” da mio padre e i miei due zii. Ho cominciato poi per imparare sempre più sul vino e per affrontare i concorsi regionali, europei e mondiali. Assaggiavo e degustavo i vini al venerdì nel mio locale in mezzo ai miei clienti e riprendevo le mie degustazioni e ne scrivevo e mettevo on line i video. E’ iniziato così sia il blog che i canali podcast, twitter, i video su youtube e tutto il resto.

TWH: Va bene. Vedo che hai due passioni-prima una passione per la tecnologia informatica e, quindi, una passione per il vino. Sembra facile per te. Come riesci a farlo? O qualche Volta é difficile?

AG:  Sempre avuto un computer in casa a cominciare dal Commodore 64 che ho avuto in regalo alle elementari. E da allora mai abbandonato via via con Amiga, PC e MAc. Ogni volta usavo il computer per studiare o lavorare e anche per le ricerche all’università. Quando ho iniziato con il vino ho usato da subito il computer e le nascenti piattaforme blog, video, podcast e poi social sul web per comunicarlo, piattaforme che si sono rivelate ideali per comunicare vino e cibo, due elementi di cui le persone discutono sempre e volentieri. Ma in realtà l’aspetto che più mi prende è proprio il comunicare il vino più che il vino in sé e per sè.

TWH:  A, si, e molto.  Ecco perché sei chiamato sommelier informatico! E chiaro!

TWH:  A scuola, hai studiato biologia e ingegneria genetica. Ora si parla di vino biodinamico. Dimmi, cosa intendi per biodinamico e come le tue passioni convergono qui?

AG:  E’ un grande problema perché sono stato tra i primi a parlare e degustare vini biodinamici in italia e anche ad entusiasmarmi per loro. Ma per la scienza un vino “biodinamico” è inaccettabile e inspiegabile, un po’ come succede per l’omeopatia. Io sono scienziato e aristotelico, vino deve trasmetter emozione e farmi fare una esperienza e questo lo può fare indipendentemente dal fatto che sia convenzionale, bio o biodinamico. Secondo me i grandi vini sono spesso biodinamici perché sono in terroir unici e straordinari dove la rinuncia e la chimica e la grande attenzione in vigna li rendono ancora migliori. Biodinamica va bene ma di per sé non rende nessun vino migliore a meno che il terroir in questione non sia davvero straordinario.

TWH:  Grazie, interessante. Molto innovativo!  E poi, Champagne. Ti é stato dato  il titolo di Ambassadeur de Champagne per l'Italia. Ti prego, raccontacci di questo aspetto del tuo lavoro

AG:  Lo Champagne, parlando di comunicazione, è davvero unico e un mondo a parte rispetto al vino tanto che chi non beve vino spesso beve champagne e volentieri… E’ un grande laboratorio che ha sempre usato per promuoversi celebrità del suo tempo dal re di Francia o le corti regali europee nel 1700 e 1800 e oggi usa Jay -Z. Mi piace come si comunica e come sanno venderlo e mi piace farne parte cercando di capirne le dinamiche di comunicazione e di marketing straordinarie. E’ anche un bell’impegno perché oltre a berne (che non è sempre facilissimo trovarne o economico da comprarne) va anche studiato con una attenzione particolare, maggiore che per altri vini. Ma insomma, è una fatica che si fa volentieri anche se sei sempre sotto esame e la gente si aspetta che tu ne conosca ogni dettaglio visto che sei un "Ambasciatore dello Champagne!"

TWH:  Allora, Per gli spettatori, per favore dicci di GOD SAVE THE WINE (Dio salva il vino)

AG:  E’ un festival multimediale che unisce carta stampata , web, foto, video e ritrovi fisici di appassionati , un festival incentrato sul modo di comunicare il vino in maniera innovativa, semplice, diretta che va contro il modo classico accademico pomposo e complicato che viene insegnato a tanti appassionati che si iscrivono al corso per sommelier. Rispetto ai corsi e alle scuole tradizionali di sommelier nei festival e nei prodotti editoriali GSTW si parla di vino con minore reverenza, più leggerezza, forse in maniera più anglosassone che italiana. L’idea appunto è “dio salvi il vino” da chi lo vuole rendere troppo complicato. Il Vino è in fondo deve essere godere e stare bene con gli amici aprendo una bottiglia che gli piaccia…

TWH: Wow! Sei certamente innovativo e molto occupato con il vino!

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Finalmente-Infine, quale tipo di vino preferisci?

AG:  Allora, Io preferisco vini freschi che mi sveglino e che mi stimolino l’intelligenza e la bocca. Vini quindi come lo Champagne ma anche il Chianti Classico “nuovo”,il vino più consumato in trattoria, e ovviamente il Pinot Nero della Borgogna e il Riesling Tedeschi, affascinanti da capire e scoprire e sempre stimolanti per come sottolineano i terroir.

TWH:  Anchio.  Ma io preferisco molto prosecco, per vino-assolutamente Amarone!

AG:  A cuesto e la grande.  Tutti, Barolo, Brunello, Barbaresco, Amarone…A me piacciono Amarone E Prosecco.  Il prosecco è un fenomeno recente ma che merita tutto il suo successo, ne sono sempre felice, ha inventato un “genere” e sta aumentando ogni anno qualità e quantità, complimenti! Per me e per molti appassionati l’Amarone è considerato impegnativo da bere ai pasti pur rimanendo ottimo “da conversazione”. In Italia però i vini devono avere soprattutto una dimensione da tavola e anche in trattoria. In ogni caso da Burde l’Amarone non manca mai, almeno una volta all’anno lo celebriamo con una cena apposita. E’ comunque un vino grandissimo, passione, forza, ricchezza, storia, capacità di coccolare e abbracciare i palati dei consumatori.

TWH:  Grazie molto per tutto e per questa intervista. Ora vado a mangiare qualcosa e degustare il del vino con l'innovativo e splendido sommelier Andrea!

Guarda il video qui:  



Nonostante la sua vasta e profonda conoscenza, Andrea Gori è una persona molto umile e modesta. Era sia un piacere e un onore parlare con lui, arrivare a conoscerlo meglio e sentire i suoi pensieri sul vino e l'industria del vino. È stato anche un piacere di degustare alcuni dei più deliziosi piatti e vini della regione Toscana, entrambi a cura di Andrea stesso presso il suo ristorante, Trattoria Da Burde (Cafe Burde). Potete leggere di più su questa esperienza qui (Gastronomia Toscana Autentica).

Per leggere l'intervista in Inglese, si prega di consultare Meet One of Italy's Top Sommeliers: Andrea Gori

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Source: The Wining Hour